Gli aggiornamenti della normativa sulla gestione delle terre e rocce da scavo

Il settore edile italiano ha vissuto, negli ultimi anni, numerose modifiche normative che hanno generato incertezze e difficoltà pratiche per le imprese del settore. In particolare, la gestione delle terre e delle rocce da scavo è un tema che ha visto, e continua a vedere, modifiche e aggiornamenti legislativi che complicano ulteriormente il panorama normativo. A fronte di provvedimenti legislativi continui, non potevano mancare novità che riguardano proprio la gestione di questi materiali di scavo, tanto rilevante quanto delicata in ambito edile.
Modifiche normative: decreto legge del 21 Giugno 2013
Una delle principali novità in tema di gestione delle terre e rocce da scavo è contenuta nel Decreto Legge del 21 giugno 2013, che ha stabilito che tali materiali, se gestiti correttamente, non dovrebbero più essere considerati come rifiuti. Da quel momento, il 22 giugno 2013, la gestione delle terre e rocce da scavo è stata regolamentata dal Decreto Ministeriale (DM) solo per quelle attività e opere soggette a procedure di Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) o alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA). Questo ha rappresentato un cambiamento significativo, poiché le terre e rocce da scavo sono state riconosciute come "sotto-prodotti" e non più come rifiuti, a patto che vengano gestiti secondo determinate normative.
Procedure per opere non soggette a VIA-AIA
Per tutte le opere edili che non sono soggette alle procedure di VIA-AIA, dal 22 giugno 2013 in poi, la gestione delle terre e rocce da scavo è disciplinata dalle regole generali previste dall'articolo 184-bis del Decreto Legislativo 152/06. Questo ha introdotto un regime semplificato, ma allo stesso tempo ha reso necessaria una maggiore attenzione da parte delle imprese, che devono applicare correttamente le disposizioni generali senza l'intervento di specifiche regolamentazioni procedurali. In pratica, è l'impresa a dover garantire il rispetto delle normative attraverso un’autocertificazione o adeguate procedure di gestione dei materiali. Se questa condizione viene rispettata, le terre e rocce da scavo possono essere riutilizzate come sotto-prodotto, evitando così il loro trattamento come rifiuti.
Quando il DM 161/12 non è applicabile
In alcuni casi, però, l’applicazione delle normative diventa meno chiara. Nei cantieri non soggetti a VIA-AIA, ad esempio, il Decreto Ministeriale 161/12 non è applicabile, come stabilito dall’articolo 41 del Decreto Legge 69/13. In questi casi, è necessario fare riferimento all’articolo 186 del Decreto Legislativo 152/06, che disciplina la gestione delle terre e rocce da scavo in modo diverso, ma comunque rigoroso, per evitare che tali materiali vengano trattati come rifiuti. Questa distinzione tra le normative applicabili crea ancora maggiore confusione per le imprese del settore, che si trovano a dover orientarsi tra leggi diverse a seconda del tipo di progetto e della sua ubicazione.
La legge N. 71 del 26 Giugno 2013: le modifiche per l’Expo 2015 e le emergenze ambientali
Un ulteriore cambiamento è stato introdotto dalla Legge n. 71 del 26 giugno 2013, che ha convertito il Decreto Legge 43 per l'Expo 2015. In questa occasione, sono state apportate modifiche importanti che riguardano la gestione dei volumi di scavo. In particolare, per i volumi di scavo inferiori a 6.000 metri cubi, si è tornati ad applicare le disposizioni previste dall'articolo 186 del Decreto Legislativo 152/06. Questo ha creato una distinzione tra i volumi di scavo minori e maggiori, introducendo un livello di regolamentazione meno severo per i volumi di scavo più contenuti. La normativa ha cercato di semplificare i processi in vista di eventi di rilevanza nazionale, come l'Expo 2015, ma ha finito per aggiungere ulteriore complessità al quadro normativo, con continui cambiamenti e aggiornamenti.
Le critiche dell’Associazione Nazionale Edilizia
L'Associazione Nazionale Edilizia (ANCE) ha espresso preoccupazioni riguardo a questi continui cambiamenti normativi, definendo alcuni degli interventi legislativi come "improvvisati". Secondo ANCE, le modifiche continue e l’assenza di linee guida chiare e coerenti da parte delle autorità competenti rendono difficile per le imprese orientarsi e applicare correttamente le normative in materia di gestione delle terre e rocce da scavo. In questo contesto, l’associazione ha suggerito che sarebbe preferibile attendere le indicazioni ufficiali da parte del Ministero dell’Ambiente prima di intraprendere nuovi interventi, per evitare di incorrere in sanzioni o in difficoltà operative durante la gestione dei cantieri.
La Complessità del Sistema Normativo Italiano
Il sistema normativo italiano è noto per la sua complessità, e la gestione delle terre e rocce da scavo non fa eccezione. Le frequenti modifiche delle leggi, unite a un'integrazione a volte poco chiara di leggi e decreti, hanno creato una situazione di incertezza per le imprese edili. La necessità di rispettare leggi diverse a seconda del tipo di opera e dei volumi di scavo ha reso arduo il compito per le imprese, che si trovano a dover navigare tra una varietà di regolamenti e provvedimenti. Questo scenario crea difficoltà non solo in fase di applicazione delle normative, ma anche nella pianificazione e gestione dei lavori, con il rischio di incorrere in sanzioni se le disposizioni non vengono rispettate correttamente.
L'importanza di un sistema Normativo Chiaro
In conclusione, la gestione delle terre e rocce da scavo rappresenta una parte fondamentale del settore edile, e le modifiche normative apportate negli ultimi anni hanno cercato di migliorare il quadro giuridico, ma hanno anche introdotto nuove complicazioni. Le imprese del settore devono prestare particolare attenzione a tutte le modifiche normative e, in molti casi, devono aspettare ulteriori chiarimenti e indicazioni da parte delle autorità competenti. Un sistema normativo più chiaro e stabile sarebbe fondamentale per semplificare la gestione dei materiali da scavo e garantire che le operazioni edilizie siano eseguite in modo conforme alle normative ambientali. L'auspicio è che il Ministero dell'Ambiente fornisca presto linee guida più precise, che possano eliminare i margini di incertezza e favorire una gestione più efficiente ed ecologica dei materiali da scavo.